La convinzione che il sassofono sia uno strumento “tendenzialmente stonato” è stata in passato molto diffusa, anche a causa di molti sassofonisti che non si sono curati a sufficienza di questo problema.

Con una buona impostazione della bocca, flessibile ma ferma, e con un buon controllo della respirazione diaframmatico-addominale, il sax suona in modo equilibrato senza differenze di intonazione nei vari registri. Il concetto generale di intonazione comprende vari aspetti di cui occorre però tenere conto, infatti, possiamo parlare dell’intonazione come di un fattore dinamico, relativo e soggettivo.

Dinamico (cioè in continuo svolgimento e trasformazione)L’intonazione va controllata per tutta la durata di un brano: se vi sono modificazioni dell’intonazione generale durante l’esecuzione (per una brusca variazione di temperatura o di umidità ad esempio, o semplicemente per la stanchezza dell' esecutore se il brano è particolarmente lungo) bisognerà seguire delle variazioni di frequenza con piccoli aggiustamenti dell’impostazione.

Relativo : l’intonazione iniziale rispetto a un “diapason” non basta: occorre sempre ascoltare molto attentamente gli altri strumenti che ci circondano ed essere in grado di metterci in continua relazione con essi. In poche parole, non bisogna suonare da soli quando si è in gruppo! Questo avviene, perché l’intonazione nel corso del brano può subire lievi variazioni, o perché (non è un caso raro) possono essere gli altri strumenti con cui si sta suonando ad avere problemi di intonazione, magari su particolari registri o su singole note.

Soggettivo: la capacità di riconoscere se una nota è più o meno intonata dipende da quanto un musicista è esercitato nell’ascoltare i suoni che produce. Paradossalmente, si incomincia a suonare intonati quando ci si accorge di essere stonati: solo il continuo esercizio dell’orecchio rende il musicista in grado di perfezionare la propria intonazione, bisogna quindi innanzitutto imparare ad ascoltarsi.